
Strano fenotipo, quello del marsalese; sempre pronto a fare credere qualcosa di diverso da quello che è, quasi divertente, a tratti, se non si trattasse, a volte, di mentire fino in fondo a se stesso e di spendere l'esistenza in vuote futilità. Vediamo di analizzarlo un pò, tra il serio ed il faceto...come usa dire. Il marsalese deve essere ben vestito, sopratutto i figli; guai se non hanno dei capi "firmati", ne va della credibilità della famiglia: insomma, come si dice:" a mio figlio non deve mancare nulla di quanto io non ho potuto avere...", e così il genitore tipo marsalese, ingaggia una improbabile e deleteria guerra generazionale, usando come strumento chi , a parole, vuole avvantaggiare.In realtà, se si scava appena dalla superficie del comportamento, ci si accorge che il marsalese non lo fa per la progenie, ma per se stesso: dimostrare all'esterno la propria capacità di spesa, non importa a quale prezzo, è un mirabile segnale del successo individuale e del ruolo che ci si è conquistati nella società. Il marsalese vuole, a tutti i costi, avere almeno due case: una in città e l'altra a pochi chilometri di distanza, non importa se vicino al mare, l'importante è "ritirarsi quando finisce la scuola dei figli", prendersi il fresco all'ombra degli alberi , andare al mare a piedi e godersi la tranquillità della campagna. Questo, in teoria, perchè il novello marsalese della media borghesia anela ad una casetta a schiera,(tipico esempio di villettopoli urbana), con strepitio strombazzante dei bambini vicini , dei clackson che passano alle due di notte per raggiungere il vicino lido o pub- spesso abusivo o realizzato con varianti urbanistiche-. Ma non è questo quello che conta, l'importante, ancora una volta, è apparire e mostrare una spesso ingannevole opulenza, anche a costo di notti insonni e di rate infinite da pagare. E poi, se lo fanno tutti, qualche motivo ci dovrà pur essere, o no? Il marsalese vuole essere iscritto ad almeno uno dei circoli che, secondo lui, fanno tendenza ed elargiscono identità: con o senza canottiera, con o senza sporting life, più o meno lilibetano e/o nobile.Almeno i figli li devono frequentare: non occorre poi andarci davvero, ciò che conta è essere ammessi al gotha della buona borghesia, all'Olimpo dei salotti, dove magari non si conosce l'ultimo libro di Pamuk o Roth, però si gioca a canasta e si pratica l'unico vero sport locale: la maldicenza ed il pettegolezzo, che fanno intravedere le pagliuzze altrui per non scorgere le travi che albergano nei propri occhi. Il marsalese, ogni tanto, va la domenica a messa:è un tipico esempio di credente non praticante(l'ho sentito tante volte dire ai politici locali, anche di alto lignaggio).tipica formula che non vuol dire assolutamente nulla, se non di sentirsi omogeneo agli altri e così più sicuro. Allontana ogni speculazione filosofica e/o letteraria, ovvero ,c'è anche questo sottotipo, deve fare assolutamente fare sapere a tutti che conosce, dove è stato in viaggio, quanti libri ha letto,o forse sfogliato.Va dietro la Madonna il venerdì santo e partecipa alla messa della notte di Natale con il vestito della domenica, ma se squilla il telefonino non esita a parlare, magari per mettersi d'accordo sul pokerino da fare appena finita la kermesse falso cattolica..; dopotutto chi chiama è pur un figlio di Dio...e allora perchè mai farlo aspettare? Il marsalese si occupa di politica, come tutte le altre cose: cioè ama parlarne al bar, nei circoli, ma in fondo pensa che tutti sono uguali e che l'importante è che qualcuno trovi il posto alla figlia od alla moglie, anche se per farlo deve andare a braccetto con chi è alleato dei mafiosi o para mafiosi; tanto a lui non importa.La sera, mai dopo le venti, rincasa e si tuffa nella placida comodità del sofà che anestetizza anche qualche inconsapevole conato morale.Se tutti sono uguali e pensano solo a se stessi, perchè proprio io, pensa il marsalese, devo salvare il mondo? Ci sono le case abusive? ci sono i condannati per mafia che frequentano i miei salotti? ci sono coloro che hanno avuto varie condane penali che parlano, scrivono, occupano ruoli istituzionali? ed allora? se la legge dice che si può fare, dov'è il problema? Il marsalese, magari quello che ha un laurea, ma è tanto ignorante e presuntuoso come una capra stolta, ha paura della criminalità organizzata, non pronuncia mai la parola" mafia", ma spesso partecipa alle tavole rotonde ,o di altra forma, sull'antimafia: non è, si badi bene, uno sforzo per capire, ma ancora una volta un'insopprimibile desiderio di apparire, di partecipare, di farsi vedere, di fare salotto.Certo, poi magari si parla di morti ammazzati, di vite spezzate, di orfani che continueranno a piangere in silenzio i loro cari e a farsi sanguinare le invisibili ferite interiori, ma al marsalese non importa più di tanto: si, magari si commuove anche per un istante, ma poi, pensa: tanto ai miei figli non può mai capitare, gli ho spiegato che devono sempre farsi gli affari loro e non impicciarsi di niente che possa,anche lontanamente, essere pericoloso. Il marsalese si è scoperto con il piede marino: vuole a tutti i costi avere il motoscafo, magari ormeggiato nei circoli delle false identità o nelle lagune protette: l'importante è avere i cavalli bene in mostra, quasi una visione fallocratica della navigazione,quelli che ti consentono di sentirti macho e potente, di arrivare a " Cala Rossa o Azzurra" in poche manciate di minuti. Magari, anzi quasi sempre, non sanno cosa fare dopo, anche perchè il mare poi li stanca subito, però stare stipati nella cala, spettegolando sull'ultima amante del politico o dell'imprenditore gli fornisce sicurezza e li accompagna al pranzo domenicale al ristorante, per poi ritornare subito al punto di partenza: stupidi ed infelici come prima, incapaci di godere il tragitto e lo stupore della lentezza del mare. Il marsalese vuole fare studiare i figli" fuori", e cioè in università del Nord Italia.Non perchè sono migliori, ma perchè quelli più ricchi lo fanno; poi che importa se studiano giurisprudenza a potrebbero farlo benissimo a Trapani, e se appena finiti gli studi vanno a fare i portaborse (e spesso non solo quello) all'avvocato famoso di turno, ancora una volta conta apparire.L'immagine oltre l'essenza, l'esteriorità oltre l'identità, la cafonaggine oltre il dubbio e la crescita interiori. Ovviamente non tutti seguono questo modello: ci sono i poveri, le splendide minoranze intelligenti, i solitari, gli spiriti liberi.Il dramma è che chi è solo si sente ogni giono più solo in questa città, almeno nella sfera pubblica, e chi non segue il modello imperante, molto spesso non lo fa per scelta ma perchè non può permetterselo economicamente. Come dice Gaber, nel suo capolavoro"Qualcuno era comunista" , i sogni si sono rattrappiti e e ali del gabbiano ipotetico non volano più:due miserie in un corpo solo...
Tratto da Marsala.it, scritto da Fabio D'Anna.